RELAZIONE
CONCLUSIVA DELL’ ATTIVITA’ DI LABORATORIO DEL
GERMOPLASMA DELLA COMUNITÀ MONTANA VALNERINA (1999-2001).
Le
attività di lavoro sono state organizzate considerando il periodo di
disponibilità delle piante e considerando i progressi ottenuti in laboratorio
nelle fasi di stabilizzazione, proliferazione e radicazione; le suddette fasi
si sono ripetute per tutte le specie con la seguente modalità:
- ricerca di materiale vegetale, per la
collezione ex situ del laboratorio;
- reperimento di piante spontanee, incluse
nella lista di specie da porre sotto sperimentazione;
-
ricerca del miglior espianto vegetale da utilizzare per la messa in
coltura;
- individuazione del terreno più adatto per l’avvio delle colture asettiche;
- ricerca dei migliori substrati di
moltiplicazione e di radicazione delle specie;
In
molti casi la disponibilità di specie vegetali in prossimità del laboratorio ha
facilitato alquanto le fasi riguardanti la ricerca di protocolli di sterilizzazione e messa in coltura, potendo raccogliere
settimanalmente espianti freschi. In altri casi si é ricorso al prelievo di
piante con l’apparato radicale intero, che successivamente
sono state travasate in vasi con terriccio per il mantenimento. Per le specie arboree
si sono prelevati dei rami nel periodo di riposo e conservati in frigorifero a
4 C° per mantenere uno stock di gemme pronte per la sterilizzazione o per avere
disponibili dei rami da far germogliare in laboratorio e per successivamente
prelevare i germogli.
Allestimento
di una collezione di piante per il germoplasma
appenninico, con particolare riferimento alle piante ornamentali selvatiche
reperibili in zona.
Durante
il periodo marzo - agosto 1999, sono state raccolte una
settantina di specie erbacee ed arbustive spontanee della zona. Le piante nella
fattispecie sono state raccolte sulla piana del Castelluccio,
a Gavelli, in località Castel
San Felice e lungo la Valnerina nel comune di Cerreto di Spoleto. Tali piante,
raccolte con il loro pane di terra, sono state mantenute in vasi di plastica in
prossimità del laboratorio.
La
finalità di questa raccolta era prevalentemente quella di avere un controllo
diretto sugli stadi fonologici delle piante spontanee, nonché
di avere la possibilità di mostrare quale fosse la flora più pregevole del
sottobosco dell’ appennino centrale umbro. Tra le
specie raccolte (la lista completa é in allegato) si annoverano alcune della
flora protetta italiana. La raccolta ha il significato di mantenere i genotipi
protetti e moltiplicarli per vaia naturale, vegetativa o tramite la coltura in
vitro al fine di diffonderli, proteggendo le popolazioni naturali da prelievi
indiscriminati.
Di
un certo numero Crocus, Antericum,
Aspholdeline, Muscari,
Primula, Ranuncolo si é provveduto alla raccolta dei semi prodotti dalle
piante, che sono stati in parte utilizzati per
verificarne la vitalità e la possibilità di coltivazione su substrato
artificiale in vitro.
Alcuni
successi parziali sono stati ottenuti con Anthericum lilago e Asphodeline lutea, ma
solamente con le semine primaverili sarà possibile avere un’indicazione certa
sull’utilizzabilità dei semi di queste specie.
Di
altre specie dotate di bulbi sarà tentata la propagazione agamica.
Per
la costituzione della Collezione del Germoplasma
presso il Laboratorio di Colture in vitro, sì è dato avvio alla fase di sperimentazione per la messa
a punto dei protocolli di propagazione idonei ai singoli genotipi, di cui, di
seguito, sarà data descrizione.
Tutte
le operazioni di manipolazione del materiale vegetale coltivato in vitro sono state condotte in condizioni di asepsi.
I
terreni nutritivi, solidificati con agar-agar (0,7%), sono stati resi sterili
mediante permanenza in autoclave alla temperatura di 115°C per 20 minuti, dopo
essere stati tamponati a pH
5,8.
Le
colture sono state allevate in camera di
crescita caratterizzata da fotoperiodo di giorno
lungo (16 ore di luce e 8 di buio), con intensità luminosa pari a 40 µEm-2s-1.
Cotinus coccigira L. (Anacardiacee). Arborescello alto 1-5 metri, con foglie semplici, glabre su
ambedue le facce, ovali arrotondate, ottuse ed intere. I fiori appaiono in
maggio giugno e sono ermafroditi o in parte unisessuali maschili, dotati di
petali verde - giallognoli, le drupe sono piccole obovali
glabre rosso brune e lucenti. Cresce in luoghi aridi e
sassosi. Si distingue per la variegata colorazione delle foglie in autunno.
Espianti
raccolti per la messa in coltura
-
Drupe dell’anno precedente e rami quiescenti da piante prelevate sulla
forchetta di Ancarano in marzo.
-
Rametti in crescita attiva prelevati in giugno luglio in località Castel San Felice.
- Drupe dell’anno
prelevata in agosto in località Castel San
Felice.
a)
le drupe sono state lavate sotto acqua corrente e strofinate tra le dita al
fine di eliminare tutti i residui fiorali ed
eventuali particelle di polvere; i semi sono stati, quindi, posti in acqua
distillata e Tween in agitazione per almeno 12 ore. Successivamente sono stati sciacquati in acqua distillata,
lavati in alcool al 70% per due minuti e posti in una soluzione al 2% di NaOCl ed una goccia di Tween 20
per 30 minuti, in continua agitazione, lavati in acqua distillata sterile per
due volte e lasciati in immersione per due ore per permettere il rilascio di
eventuali sostanze tossiche.
Tutto
il materiale è stato posto su terreno di germinazione composto da MS (sali e vitamine), arricchito di saccarosio (3%) ed
addensato con 6 grammi/litro di agar. Nel tempo non
sono state osservate germinazioni, mentre alcuni semi risultavano essere
inquinati. Un campione di semi prelevati in agosto sulla strada per il Castelluccio sono stati mantenuti
in frigorifero per una eventuale semina primaverile.
b)
i rametti invernali sono stati raccolti e disinfettati con un fungicida
commerciale, asciugati e posti in sacchetti di polietilene per la conservazione
in frigorifero a 4C°. Ne è
seguita la sterilizzazione, previo lavaggio in acqua per due ore, che si è
articolata in una prima immersione di un minuto in alcool 70% e successivamente
per 20 minuti in ipoclorito di sodio al 2%, seguite da tre risciacqui in acqua
sterile. Tuttavia non è stata conseguita soddisfacente
sterilizzazione del materiale, a causa di batteriosi
endogene.
c)
I rami dell’anno di circa10 – 20 cm di lunghezza e di consistenza ancora
erbacea sono stati raccolti e posti direttamente in una soluzione al 0,1 % di acido ascorbico per 60 minuti; sono stati,
successivamente, privati delle foglie e tagliati in segmenti contenenti due
nodi, che sono stati sottoposti a sterilizzazione, attraverso una breve
immersione in alcool 70% e, di seguito, in soluzione all’ 1% di ipoclorito di
sodio per 5 minuti; sono seguiti, quindi, tre risciacqui in acqua sterile. I
segmenti sono stati privati delle parti più esterne danneggiate
dal cloro e posti in tubi di vetro con 10 ml di WPM, addizionato di zucchero
(3%) e di 2 ml/l di PPM e 6 grammi di agar. La percentuale di successo di sterilizzazione
è stata molto alta anche in virtù della presenza del PPM.
Alcuni
espianti si sono sviluppati occupando tutta la lunghezza del tubo e le gemme
ascellari al di sotto della gemma apicale, una volta trovatesi
senza l’effetto di dominanza apicale, hanno iniziato a svilupparsi. Tali
espianti sono stati mantenuti su questo terreno per almeno 30 giorni prima di
essere sottoposti a trattamenti ormonali, al fine di favorire la proliferazione
dei germogli.
Considerando
la natura arborea della specie, si è preferito procedere esclusivamente con il
terreno di base Woody Plant
Meduim (WPM), addizionato
del 3% di saccarosio per le successive fasi di moltiplicazione e di
radicazione. Tra le varie combinazioni ormonali sono stati provati i seguenti
ormoni: IAA (acidi indolacetico) 0,2 e 0,5 mg/l; BAP
(Benzil amino purina) 0,2 e
0,5 mg/l. I migliori risultati sono stati osservati in
presenza dell’auxina alla concentrazione di 0,2 mg/l: a questa concentrazione i germogli si
sviluppavano in maniera ottimale, mentre alle altre risultavano bloccati o
addirittura degeneravano.
L’aspetto
delle piantine in vitro mostrava foglioline molto piccole e rotondeggianti,
fusti esili ed erbacei internodi assai ridotti.
Dopo
un ciclo di crescita a queste condizioni i germogli
che si erano allungati maggiormente sono stati tagliati per verificare la loro capacita’ moltiplicativa.
Successivamente si è proceduto al
tentativo di ottimizzare l’attività vegetativa degli espianti in
proliferazione, correggendo la componente ormonale mediante l’aggiunta di 0,2
mg/l di BAP, con l’obiettivo di indurre una maggiore moltiplicazione cellulare.
Il coefficiente di moltiplicazione rilevato è risultato
pari a 3.
Radicazione
La
presenza della componente auxinica
consente, durante la medesima proliferazione, l’emissione di radici. Tuttavia,
si ritengono necessari ulteriori ricerche, volte, se
possibile, a mettere a punto un protocollo che consenta di separare l’attività
vegetativa da quella rizogena in due fasi distinte,
in modo da ottimizzare l’efficienza produttiva dei germogli e la capacità di
questi di emettere radici.

Cornus mas L. (Cornacee) Arborescello,
con foglie semplici, opposte ellittiche senza stipule. I fiori appaiono in febbraio aprile e
sono ermafroditi, dotati di petali gialli; le drupe sono oblunghe rosse, dotate
di un nocciolo a 4 logge, monosperme. È presente nei
boschi e siepi di tutta la penisola.
- Rami quiescenti da piante prelevate sulla
strada per Gavelli in marzo.
-
Rametti in crescita attiva prelevati in giugno luglio in località Castel San Felice.
- Drupe dell’anno prelevate in settembre in
località Castel San Felice.
a)
Le drupe sono state immerse in acido cloridrico per 4 ore e successivamente
immerse in acqua, liberate della polpa, lavate sotto acqua corrente e
strofinate tra le dita al fine di eliminare tutti i residui della polpa sono
state, quindi, poste in acqua distillata e Tween in
agitazione per almeno 12 ore. Successivamente i semi
sono stati sciacquati in acqua distillata, lavati in alcool al 70% per due
minuti e posti in una soluzione al 2% di NaOCl ed una
goccia di Tween 20 per 30 minuti in continua
agitazione; infine sono stati lavati in acqua distillata sterile.
I
semi sono stati posti su terreno di germinazione composto da
MS (sali e vitamine) 3% di zucchero ed addensato con 6 grammi di agar. Nel tempo non si sono mai osservate
delle germinazioni, né contaminazioni alcuni semi sono stati posti a 4C°
per rompere un eventuale dormienza.
b)
I rametti invernali sono stati raccolti e disinfettati con un fungicida
commerciale, asciugati e posti in sacchetti di polietilene per la conservazione
in frigorifero a 4C°, sottoposti a sterilizzazione
previo lavaggio: in acqua per due ore, un minuto in alcool 70%, 20 minuti in
una soluzione di NaOCl al 2%. Quindi
sono stati sciacquati tre volte in acqua sterile. Tuttavia la presenza di infezioni
fungine si evidenziava anche variando i tempi e ponendo gli espianti sotto
vuoto.
c)
I rami dell’anno di circa 20 cm di lunghezza venivano
raccolti e posti direttamente in una soluzione con 100 mg/l di acido ascorbico
in acqua distillata per una o due ore; venivano poi privati delle foglie già
espanse lasciando un tronco di picciolo e tagliati in segmenti contenenti due
nodi e sottoposti a sterilizzazione, che venivano sottoposti ad immersione in
alcool 70% e poi per 5 minuti in una soluzione al 1% di ipoclorito di sodio; si
effettuavano infine tre sciacqui in acqua sterile. Successivamente
i segmenti venivano privati delle parti più esterne danneggiate dal cloro e
posti in tubi di vetro con 10 ml di WPM, caratterizzato dall’aggiunta di 3% di
zucchero, 2 ml di PPM e 6 grammi di agar. La
percentuale di successo di sterilizzazione è stata
molto alta anche in virtù del fatto che il PPM ha svolto la sua funzione
sterilizzante.
Nel
tempo alcuni espianti si sono ricoperti di micelio nella parte più distale dal
terreno, ma altri hanno continuato a svilupparsi occupando tutta la lunghezza
del tubo e le gemme ascellari, trovatesi senza l’effetto di dominanza apicale,
hanno iniziato a svilupparsi. Tali espianti sono stati mantenuti sul terreno,
di cui sopra, per almeno 30 giorni prima di essere sottoposti a trattamenti
ormonali per favorire la proliferazione dei germogli.
Proliferazione
Considerando
la natura arborea della specie si è preferito procedere esclusivamente con il
terreno di base Woody Plant
Meduim (WPM) con saccarosio al 3% per le successive
fasi di moltiplicazione e di radicazione. Delle varie combinazioni ormonali
testate, sono stati impiegati IAA (acido idolacetico)
0,2 e 0,5 mg/l e BAP (Benzil amino purina) 0,2 e 0,5
mg/l. I migliori risultati sono stati osservati in presenza
della citochinina, alla concentrazione di 0,2 mg/,
che induceva una metta tendenza all’accestimento dei germogli.
L’habitus
della pianta in vitro si presentava con foglie vitrescenti
o iperidriche, internodi assai raccorciati contro i
3-5 cm delle prime fasi di crescita, foglioline quasi lineari e contorte.
Ruscus aculeatus L. (Asparagagee). Piante erbacce
perenni a fusto abbondantemente ramificato dotate di
foglie (Cladioli) piccole e pungenti. I fiori
dioici1-2 sono portati sulla faccia superiore dei cladioli
e sono regolari. I frutti sono bacche triloculari con
semi globosi a guscio sottile ed embrione minuto,
dritto e con albume abbondante e cartilagineo. Presente nei boschi e siepi di
tutta la penisola, è considerata specie protetta.
- Frutti interi prelevati in Marzo in
località Castel San Felice.
-
Gemme prelevate dal fusto sotterraneo in Aprile in località Castel San Felice.
a)
le drupe sono state immerse in una soluzione all’1 % di acido
cloridrico per 4 ore e successivamente immerse in acqua e liberate della polpa;
una volta lavate sotto acqua corrente, sono state strofinate tra le dita al
fine di eliminare tutti i residui della polpa fibrosa. Infine sono state poste
in acqua distillata e Tween in agitazione per almeno
1 ora. Successivamente i semi sono stati sciacquati in
acqua distillata lavati in alcool al 70% per due minuti, posti in una soluzione
al 2% di NaOCl ed una goccia di Tween
20 per 30 minuti un continua agitazione e lavati in acqua distillata sterile. I
semi sono stati posti su terreno di germinazione composto da
MS (sali e vitamine) 3% di zucchero ed addensato con 6 grammi di agar. Nel tempo non si sono mai osservate delle germinazioni,
frequenti invece sono state le contaminazioni fungine.
b)
alcune gemme prelevate da un rizoma sotterraneo sono state isolate in primavera
poco prima che si avesse la germogliazione delle stesse, sono state isolate e
poste in acqua per tre ore pulite di ulteriori parti
morte e residui di terra, sciacquati in alcool 70% per un minuto, 20 minuti in NaOCl e lasciate in acqua sterile per 1-2 ore. I meristemi,
prelevati asportando le parti più esterne delle gemme posti su terremo di germinazione MS30 senza ormoni, non si sono
sviluppati.
c)
una terza tecnica ha previsto il pretrattamento
delle bacche fino all’eliminazione della polpa, seguita da una presterilizzazione per 3 ore in NaOCl
1%, a cui si faceva seguito una normale sterilizzazione per 2 min. in alcool
70%, 20 minuti in NaOCl 2% e tre risciacqui in acqua.
I semi cosi ottenuti venivano sezionati per
l’estrazione dell’embrione, facendo attenzione a non danneggiare il medesimo,
seguiva il posizionamento su terreno MS, addizionato del 3% di zucchero e 6
grammi di agar. Nelle sei settimane successive gli
embrioni si sviluppavano dando luogo a due cotiledoni ben estesi, un apparato
radicale ed un germoglio. Successivamente questo
veniva prelevato assieme alla parte più basale dell’asse cotiledonare
e posto su terreno di proliferazione. Non si sono mai osservati inquinamenti di
sorta e tutti gli embrioni hanno germogliato.
Considerando
la natura erbacea della specie si è preferito procedere esclusivamente con il
terreno di base Murashige & Skoog
(MS), addizionato del
3% di saccarosio e di 0,2 - 0,5 mg/l BAP (benzil
amino purina), 0,1 mg/l di GA3 (acido gibberellico) o 0,5 mg/l di NAA (acido naphtalen
acetico). I migliori risultati sono stati osservati in
presenza della citochinina alla concentrazione
di 0,5 mg/l, che induceva germogliamento.
Subcolture di 45 giorni (periodo di coltura che
intercorre tra l’avvio della proliferazione ed il prelievo dei germogli
ottenuti da essa, che possono essere riutilizzati
per un ulteriore ciclo di
moltiplicazione) hanno consentito di conseguire un coefficiente di moltiplicazione (numero di germogli ottenuti da un
espianto iniziale al termine di una subcoltura di
proliferazione) pari a circa 2,5.
I
germogli vitro-derivati di Ruscus sembrano in grado di
emettere spontaneamente radici anche al termine della proliferazione.
Tuttavia
si è ritenuto che tale capacità naturale debba essere migliorata, in funzione
della produzione di plantule
(germogli derivanti dalla coltura in
vitro, completi di apparato vegetativo e di
radici), quanto più idonee al successivo trapianto in condizioni di ex vitro (acclimatamento o ambientamento).
A
tale scopo si è tuttora in fase di verifica di alcuni
suggerimenti riportati in letteratura, utilizzando un terreno di radicazione
costituito da MS, addizionato di IBA (acido indol
butirrico) (quale componente auxinica) alla
concentrazione di 2 mg/l) e saccarosio (30 g/l).
Un
embrione zigotico isolato da seme ed accidentalmente posto su substrato MS
addizionato con 2 mg/L di TDZ Tidiazuron ha prodotto
nell’arco di tempo di 60-70 giorni un gran numero di
embrioni somatici che, isolati, si sono sviluppati in piantine complete di
radici. Tali piantine sono state trattate come le altre. Tale espianto non solo
ha la capacità di proliferare in maniera considerevole ma probabilmente
dovrebbe rispondere in maniera più pronta ad un eventuale substrato di
radicazione, i germogli formati in questo caso non sono mai dotati di apparato radicale.

Fraxinus exelsior L. (Oleacee). Albero,
con foglie composte semplici, da 2 a 6 paia di foglioline sessili acutamente
dentate. I fiori poligamo monoici o raramente
dioici si sviluppano prima delle foglie. Cresce in boschi freschi e luoghi
umidi, spesso è coltivato.
- Alcuni rametti con gemme rigonfie
prelevate in aprile poco dopo la fioritura, (In località da comunicare)
raccolti in sacchetti di polietilene e conservati in frigorifero a 4C°, prima
dell’uso sono stati posti in acqua a temperatura ambiente e dopo circa due
settimane le gemme hanno prodotto germogli di 1-2 cm di lunghezza, che sono stati prelevati con tutta la base della gemma e
sterilizzati.
a)
I germogli venivano brevemente lavati in acqua
distillata con una goccia di Tween 20, immersi per
qualche secondo in alcool 70% e successivamente posti in agitazione per 5
minuti in una soluzione al 1% di NaOCl; infine sono
stati effetuati tre sciacqui in acqua sterile.
Lasciati per un ora in immersione, i segmenti venivano
privati delle parte basale e delle foglioline più basali e più estese, e posti
in tubi di vetro con 10 ml di WPM, addizionato di zucchero al 3%, 2 ml di PPM e 6 grammi di agar.
La
percentuale di successo di sterilizzazione è stata
molto alta, anche in virtù’ del fatto che il PPM ha
svolto la sua funzione sterilizzante iniziale. In alcuni espianti si sono
osservate delle contaminazioni batteriche che potevano essere rimosse
eliminando la parte più basale delle espiato e
trasferendo su terreno fresco la parte superiore del germoglio. Tali espianti
sono stati mantenuti su questo terreno per almeno 30 giorni, prima di essere
sottoposti a trattamenti ormonali per favorire la proliferazione dei germogli.
Solo due espianti hanno iniziato ad accrescersi a due mesi di distanza dalla sterilizzazione, gli altri sono rimasti a livello di rosetta
e sono lentamente degenerati o si sono inquinati nel tempo.
Fragaria vesca L. (Rosacee). Pianta perenne erbacea, con
peduncoli, caratterizzata da peli appressati e da foglie composte e dotate di
stipule. I fiori appaiono in giugno - settembre e sono caratterizzati da
moltissimi pistilli elicati, dotati di petali
bianchi, quelli mezzani hanno un diametro di 12-15 mm. Frutto è edule ed
aromatico. Cresce in boschi e luoghi erbosi.
- Data la disponibilità di frutti maturi si
è esclusivamente operato con gli acheni prelevati da
piante prelevate o naturali.
I
talami ben rossi e maturi sono stati schiacciati tre le dita e disciolti in
acqua, con aggiunta di un po’ di varechina; questa ha in
parte sciolto la polpa del talami e sbiancato i semi, che
successivamente sono stati posti ad asciugare su un pezzo di carta al sole. Una volta asciutti i semi sono stati staccati dalla carta a
cui aderivano isolandoli dalla polpa, quindi strofinati in modo da liberarli da
ulteriori residui di polpa e conservati.
La
sterilizzazione dei semi ha seguito il seguente
protocollo: 2 minuti in alcool 70%, 20 minuti in NaOCl
2% e tre risciacqui in acqua. I semi
sono stati posti su MS con 30 g
saccarosio e 3,5 g/l di Phytagel. La germinazione è
avvenuta nelle tre settimane successive. Le piantine caratterizzate da un asse cotiledonare assai lungo
sono state poste in contenitori di vetro da 750 ml con MS, addizionato di 30
grammi di glucosio, 1 mg/l di BAP, 1 mg/l IBA e 3,5 g per litro dio di Phytagel. Il substrato dove erano state
poste le piantine è indicato in bibliografia come idoneo per la proliferazione
e radicazione delle varietà di fragole coltivate. Le piantine si sono ben
accresciute in vitro pur non mostrando
elevata proliferazione, che potrebbe essere accresciuta eliminando l’auxina (IBA) e/o innalzando il livello di BAP.
Sul
muro perimetrale della chiesa di San Felice località di S. Anatolia di Narco è stata trovata una fragola apparentemente differente
dalla specie selvatica, posta in vaso ha prodotto dei frutti con peduncolo
molto raccorciato e dei pochi semi che sono stati raccolti solo uno ha
germinato ed è stato posto in coltura differenziata
sui medesimi terreni delle altre fragoline di bosco.

Scheda Botanica
Lilium bulbiferum L. (Gigliacee). Pianta erbacea fornita di bulbo piccolo,
bianco sporco. I fiori sono ermafroditi, eretti, campanulati a tepali scabri
all’interno, soltanto curvati in fuori superiormente, di
colore giallo arancione, inodori, in numero di 2-4 per pianta. Dotate di
foglie alterne senza bulbilli nelle ascelle. Ovario infero dotato di tre logge con più ovuli formante una cassula a spigoli ottusi. È presente in boschi e
prati fiorisce in Giugno Luglio, , è considerata
specie protetta.
Lilium martagon L. (Gigliacee). Piante erbacea fornita di bulbo di 4-5 cm
di diametro, di colore giallognolo e composto da
scaglie appuntite. Pianta dotata di foglie inferiori subverticellate
a 4-8 foglioline, le superiori sono sparse. I fiori
presenti in numero variabile da 3 fina 20 sono pendenti, in un racemo lasso, di
colore roseo - vinoso ed odorosi, i tepali sono arricciati all’infuori,
punteggiati all’interno e lanuginosi sul dorso.
L’ovario infero è dotato di tre logge con più ovuli. È presente in prati e
boschi fiorisce in Luglio Agosto, è considerata specie
protetta.
-
Semi ottenuti dall'impollinazione di un fiore di Lilium
bulbiferum apertosi dopo il prelievo in campo e
maturato nel corso del tempo in
vaso
-
Scaglie di bulbo ottenute da una pianta prelevata in località S.
Anatolia di Narco in Giugno.
-
Scaglie di bulbo prelevato in zona Valle Canatra
sull’altopiano del Castelluccio.
I
bulbi sono stati estratti dal terreno,
lavati sotto acqua corrente in un capace contenitore per due ore. Le
scaglie più esterne e più danneggiate da macchie o marciumi sono state eliminate; successivamente il bulbo è stato
interamente ripulito, escludendo le scaglie più interne, in quanto troppo
esili. Tale parte è stata ripiantata nel vaso con la terra di provenienza, per
l’ulteriore sviluppo nella seguente stagione
vegetativa. Tutte le scaglie sono state pulite sotto acqua corrente e pulite
strofinando con le dita, successivamente poste in
agitazione in acqua con Tween 20 e sterilizzate con
bagno in alcool 70% per 2 minuti, in NaOCl per 20
minuti e sciacquate in acqua sterile per due ore. Ogni scaglia, considerata la
crescita sotterranea del bulbo, è stata posta isolata in un tubo di vetro e
lasciata li. Sono stati testati differenti terreni tutti addizionati con 2 ml/l
di PPM. Ogni terreno aveva composizione differente: MS + 3% saccarosio, MS + 3%
saccarosio + 0,2 mg/l NAA o 0,2 - 0,5 mg/l BAP. Tutti
i terreni sono stati gelificati con Plant Agar 7 g/l.
Il
Lilium martagon ha prodotto
dopo 6-8 settimane bulbilli su terreno MS addizionato
di 30 grammi di saccarosio, mentre sui terreni arricchiti della componente ormonale si sono formati pochi bulbilli. Il Lilium bulbiferum si è invece bel sviluppato in presenza di citochinine
(0,2 mg/l).
La
bibliografia riporta dettagliatamente alcuni protocolli di coltura in vitro per
il Lilium che, seppur validi per le varietà
coltivate, sono meglio applicabili alle specie
selvatiche.
I
Bulbilli o le piantine formatesi sulle scaglie sono stati isolati con una porzione di scaglia e posti su terreno
MS addizionato di 30 g di saccarosio,
0,01 mg/l NAA (acido naphtalen acetico) e posti in
tubi per l’ulteriore sviluppo.
Tuttavia,
adottando la concentrazione 1 mg/l, sono stati successivamente
indotti superiori livelli di produzione di bulbilli.
Per quanto
riguarda la radicazione, attualmente è stata
riscontrata una certa capacità rizogena degli
espianti, al termine della proliferazione. Tuttavia, a causa dell’evidente asincronia del
fenomeno, si ritiene che siano necessari ulteriori
ricerche, che abbiano come obiettivo quello di mettere a punto un protocollo di
radicazione idoneo ad una più uniforme produzione di espianti radicati, al fine
di renedere quanto più agevoli le successive
operazioni di acclimatamento.
L’ovario
impollinato e successivamente lasciato maturare ha
prodotto solo tre semi pieni che però non hanno germinato anche se posti su
apposito terreno di germinazione per embrioni di Lilium
1/2 MS + 30 grammi di saccarosio e 0,01 mg/l NAA. La germinazione di un seme è
stata osservata in ottobre dopo quasi due mesi di coltura.
Epilobium rosmarinifolium
sin E. dodonaei Vill. (Enteracee) Piante erbacee con apparato radicale molto
sviluppato. Fiori ermafroditi, in racemi di colore violetto. Semi
contenuti in cassule dotati di un ciuffo di peli,
fioritura in Luglio - Settembre.
-
I Frutti raccolti in settembre sulle strade per Gavelli
e Castelluccio in corrispondenza di tornanti ghiaiosi. I semi sono stati isolati dalle cassule quasi secche e prossime all’apertura, i semi
involti in una peluria cotonosa sono stati isolati per sfregamento, e per peso
differenziale sono stati eliminati i semi più leggeri. La germinabilità
si è rilevata molto alta solamente per i semi prelevati a Gavelli.
I
semi sono stati lavati in acqua per 30 minuti,
sterilizzati in alcol 70% per 1 min., 20 minuti in NaOCl 2% e
risciacquati tre volte in acqua; quindi sono stati posti su terreno di
germinazione MS addizionato di 30 grammi di saccarosio, in cui hanno germinato
nell’arco di 10 giorni. Trapiantati in vasetti con il medesimo terreno hanno
continuato ad accrescersi velocemente.
I
primi tentativi di isolare i fusti dalle plantule
hanno dato risultati incoraggianti; le piantine hanno continuato a proliferare
sviluppando i germogli ascellari anche in assenza delle radici. Si tenterà di
isolare i singoli internodi per verificare la possibilità di applicare il
single node cutting per una più rapida clonazione.
Crataegus oxycantha L. (Rosacee). Arbusto o arborescello spinoso, che si ritrova spesso isolato in
siepi, boschi o macchie. Le foglie sono coriacee, obovate,
più o meno cuneate 3-lobo e 3-fide. I fiori sono bianchi o rosei e appaiono in
aprile – maggio, i frutti sono bacche coriacee con un singolo seme.
- Rametti in crescita attiva raccolti in giugno
luglio in località Gavelli.
- Semi raccolti in agosto sulla medesima
pianta.
a)
I rami in crescita sono stati posti in acqua e acido ascorbico (100 mg/L),
durante il trasporto, lavati poi in laboratorio con acqua e alcune gocce di Tween e lasciati per 5 minuti in NaOCl
1%. I rametti sono stati posti su MS + 30 grammi di zucchero e 2 ml/l di PPM
per un primo periodo. Alcuni rametti hanno iniziato ad accrescersi notevolmente
anche sviluppando i germogli laterali, nel tempo però il fusticino
ha iniziato a necrotizzare e tutti gli espianti che non si erano inquinati sono
morti.
b)
I semi sono stati trattati con acido cloridrico all’2 % per un
ora, privati della polpa ed è stato estratto il seme dal nocciolo, che
in seguito è stato sterilizzato per 2 min. in alcool 70%, 15 min. in NaOCl 2% e sciacquato in acqua sterile. Di tutti i semi
alcuni, dopo quattro settimane, hanno mostrato
germinazione, mentre alcuni sono stati oggetto di inquinamento
batterico. Una parte dei semi è stata mantenuta a 4C° per una
eventuale semina primaverile. Uno sviluppo ulteriore
degli embrioni non è però stato osservato.
Buxus sempervirens L. (Bussacee). Arbusto
sempreverde alto sino a 3 metri di legno duro con foglie subcoriacee,
ovali brevemente picciolate lucide. I fiori
sono sessili che appaiono in Marzo Aprile. I frutti sono cassule
coriacee a tre logge fino a 6 semi neri bislunghi lucidi lanciati con forza
fuori a maturità. Cresce in luoghi aridi e rocciosi.
- Rami a riposo raccolti in marzo in
località Castel San Felice in aprile.
-
Rametti in crescita attiva raccolti in giugno - luglio in località Castel San Felice.
- Semi raccolti in agosto in località Castel San Felice.
a)
Sia i rami a riposo che i rametti in crescita sono
stati trattati in maniera simile. Inizialmente sono stati lavati sotto acqua
corrente; successivamente, eliminate le foglie più
basali lasciando un moncone di picciolo, gli espianti iniziali sono stati
quindi posti in acqua distillata, arricchita di 100 mg/ di acido ascorbico e Tween, in agitazione per almeno 2 ore. Successivamente
sono stati sciacquati in acqua distillata lavati in alcool al 70% per un minuto
e posti in una soluzione al 1% di NaOCl ed una goccia
di Tween 20 per 5 minuti in continua agitazione e
sotto vuoto spinto. Poi sono stati
lavati in acqua distillata sterile per due volte ed ivi lasciati in immersione per due ore. Sono
stati quindi posizionati su terreno composto da MS
(sali e vitamine), addizionato di zucchero (3%) ed addensato con 6 grammi di agar. Nel tempo si sono osservate una serie di
contaminazioni fungine e batteriche,
probabilmente dovute alla tomentosità invisibile che
caratterizza i rami ancora verdi; la presenza di PPM nei terreni di coltura ha
solamente rallentato la comparsa di sintomi aerei di contaminazione
b)
I semi sono stati lavati per due ore in acqua e sterilizzati per 20 min. in NaOCl 2%; poi sono stati
su terreno di germinazione pur non mostrando attività vegetativa. Un
campione di semi prelevati in agosto presso il vivaio è stato mantenuto in
frigorifero per una eventuale semina primaverile.
Rhamnus alpina L.
(Ramnacee). Arbusto con fiori dioici foglie verdi con 7-20 nervature per lato.
Fiorisce in Maggio Giugno e produce una drupa nera. Presente in boschi e rupi.
Pirus aria Ehrh.
(Rosacee). Albero con prefogliazione
conduplicata e foglie ovali semplici seghettate, niveo-tomentose piuttosto grandi. Fiori con petali
bianchi in corimbi Frutti sono piccoli 10-12 mm eduli di forma subglobosa. Presente in boschi e rupi.
- Di tutte e due le specie sono stati raccolti dei rami in aprile sul Castelluccio.
- In Agosto sono stati anche prelevati dei
frutti maturi di Rhamnus.
- In aggiunta sono state prelevate delle plantule seminate presso il vivaio per la sterilizzazione di rami dell’anno.
Le gemme delle due specie sono state isolate dai rami con una porzione di ramo, poste in acqua e Tween per 30 min. e successivamente lavate in alcool 70% per 2 minuti, in NaOCl 2% per 20 minuti e successivamente lavate in acqua sterile per tre volte; le gemme sono state ripulite dalle perule più esterne e resinose e poste in terreno con WPM in presenza di 30 grammi di zucchero. Le gemme cosi trattate non germogliav